La giuria popolare ha scelto come vincitore della XV Edizione del Premio di Poesia Città di Arenzano e Cogoleto:
ADRIANO SANSA con “Per non morir”
Si è svolta sabato 23 maggio 2026, alle ore 18, presso il Teatro Opere Parrocchiali Don Carlo Dellacasa di Arenzano, la cerimonia conclusiva della quindicesima edizione del Premio di Poesia “Lucia Morpurgo Rodocanachi”, organizzato dall’Unitre (Università delle Tre Età) di Arenzano e Cogoleto, con il patrocinio dei Comuni di Arenzano e Cogoleto, della Città Metropolitana e della Regione Liguria.
I tre finalisti, scelti anche quest’anno dalla Giuria tecnica composta dal poeta Umberto Piersanti e dai critici letterari Roberto Galaverni e Stefano Verdino, erano:
Fabio Pusterla, Fiumi nefrite vortici, Marcos y Marcos 2025
Adriano Sansa, Per non morir, Il Canneto Editore, 2025
Ida Travi, I Tolki, Il Saggiatore, 2024
A decretare il vincitore è stata una Giuria popolare composta da trenta persone di diversa età e professione.
I giurati popolari, impegnati al momento a leggere le opere dei poeti prescelti, hanno espresso il loro voto dopo l’incontro con gli autori finalisti, presenti per dialogare con il pubblico e dare pubblica lettura dei loro versi.
Grazie a tutti i presenti, sicuramente tra coloro che amano la poesia e sono convinti che i poeti bisogna leggerli, rileggerli, amarli, incontrarli, soprattutto in tempi di crisi.
Il video della XV Edizione del Premio
Da “Il Secolo XIX”
Intervista ai finalisti
Il Programma
La critica – Tre voci del presente: Pusterla, Sansa, Travi
Fabio Pusterla
In Fiumi, nefrite, vortici, Fabio Pusterla costruisce una poesia attraversata da forze naturali e interiori. Il titolo racchiude i nuclei dell’opera: il fluire dei fiumi, il dolore della “nefrite” e il disorientamento dei vortici.
La raccolta è un viaggio in un paesaggio inquieto, dove natura e interiorità si rispecchiano: i fiumi diventano tempo e memoria, i vortici smarrimento, il dolore si fa corpo.
Il poeta riesce ad unire dimensione personale e sguardo civile: dietro le immagini si intravedono fratture del presente, paure collettive, tracce di violenza o disgregazione. Tuttavia, non manca una forma di resistenza: nella precisione della parola poetica si avverte il tentativo di dare senso, di non cedere al caos.
Lo stile è limpido ma teso, fatto di immagini concrete che aprono a significati più profondi.
Adriano Sansa
In Per non morir, Adriano Sansa propone una poesia essenziale e meditativa, segnata da una riflessione su tempo, memoria e senso dell’esistere. “Non morire” significa conservare uno sguardo vigile sul mondo, mantenere viva una coscienza, fare della poesia un gesto di resistenza.
Centrale è il tema della memoria, non nostalgica ma viva, capace di interrogare il presente. Dall’opera emerge una dimensione etica: la poesia resta in dialogo con il mondo e con la responsabilità individuale.
Non mancano accenti di malinconia, ma mai disperazione: nei versi si avverte una misura, una compostezza che lascia spazio a una forma di pacata fiducia.
Lo stile è sobrio, privo di enfasi; le immagini quotidiane, spesso naturali, assumono valore simbolico e diventano occasioni di pensiero sul tempo e su ciò che resta.
Ida Travi
Con il ciclo de I Tolki, Ida Travi costruisce una delle esperienze poetiche più originali della contemporaneità italiana: un’opera in più libri che si presenta come un unico lungo poema.
“Tolki” è un neologismo inventato dall’autrice, che deriva dal verbo inglese to talk (“parlare”). Significa quindi: “i parlanti”.
I Tolki non sono personaggi nel senso tradizionale, ma presenze: un popolo minimo, quasi primitivo, che vive in una condizione essenziale fatta di gesti elementari, relazioni nude, attese. Il loro linguaggio è scarno, spezzato, talvolta infantile, e proprio in questa apparente povertà si rivela la forza del progetto poetico: dire l’umano quando le parole vengono meno.
È una poesia non immediata, che richiede attenzione e ascolto, ma che restituisce un senso forte di verità e di resistenza umana.
