Ho iniziato a scattare a 11 anni, al Tour de France del 1968. Eravamo in montagna con la famiglia vicino a Courmayeur e, visto che aveva attecchito in me la passione per il ciclismo, ereditata da mio padre, abbiamo deciso di andare fino a Sallanches per la partenza di una tappa. Quindi, per il mio esordio fotografico, ho immortalato i giganti della strada, rigorosamente fermi accanto alla loro bicicletta. Anche così ne ho sbagliati parecchi, inquadrandoli male. Non potevo che migliorare, anche perché peggiorare era impossibile
Subito dopo mi si è posto il problema di fotografare i ciclisti in corsa, come li vedevo passare spesso dalle mie parti, con la mia Kodak Istamatic che avevo avuto in dono per la prima Comunione. Ben presto, si per dire, verso i 18 anni, mi sono reso conto che avevo bisogno di un altro mezzo per fermare l attimo in cui i corridori mi passavano davanti. Un amico, Franco Caviglia, mi ha insegnato molte cose, facendomi anche provare la sua reflex. Così ho visto la differenza, la possibilità di scegliere il tempo, il diaframma, la sensibilità della pellicola. La scuola del ciclismo penso sia stata utile per imparare a scegliere l’ attimo, anche perché non sai chi ti passerà davanti e nemmeno il punto preciso da mettere a fuoco.
Col tempo ho capito anche che se in una occasione, ad esempio un viaggio, faccio fotografie, vuol dire che ho provato emozioni. Che mi è piaciuto. Con una eccezione: mi è capitato, in Messico e Guatemala, di provare tanta curiosità di guardare da non riuscire quasi a fotografare: 36 foto in un mese soltanto!
In seguito ho fotografato un po’ di tutto, con predilezione per le persone: per strada, al lavoro, in movimento, al mercato. Il confronto con gli amici di Controluce penso sia stato importante per poter migliorare e per poter di nuovo fotografare con consapevolezza, come dice Orazio, dopo che io, dall’ avvento del digitale, non avevo più impugnato, per diversi motivi, una macchina fotografica.
Ogni fotografo vede con occhio diverso, lo appassionano cose diverse. Questo penso sia la bellezza della fotografia, la varietà, la sorpresa.















